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Paolo VI e il Vietnam fra contestazione e peacebuilding. I documenti inediti del Fondo Amintore Fanfani e il pre-negoziato segreto del 1968

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Descrizione

1. Gli antefatti negoziali: le operazioni Marigold e Killy
      Con l’apertura del Concilio Vaticano II la Chiesa cattolica intende, come è noto, riproporsi sullo scenario del mondo contemporaneo con una presenza più incisiva che implica l’assunzione di un ruolo primario tra i soggetti protagonisti della politica mondiale.
      Per questo motivo Paolo VI (salito sul trono pontificio il 21 Giugno1963, con il Concilio in itinere) inizia a cercare nuovi spazi nella mappa dei rapporti Chiesa-Mondo, e sente l’obbligo di adeguare al dettato conciliare anche la politica estera della Santa Sede, chiamata ora a grandi responsabilità.
      Il mondo è in fermento, e da strati sempre più ampi della società civile giungono pressanti istanze di maggiore giustizia sociale e di pace, soprattutto dopo che il processo di distensione internazionale, iniziato con Giovanni XXIII, Kennedy e Kruscev, sembra essersi arenato nelle secche della guerra del Vietnam che, negli anni Sessanta, costituisce l’epicentro dell’interesse mondiale.
      La disponibilità di nuovi documenti diplomatici presso gli archivi istituzionali italiani arricchisce oggi la conoscenza della politica estera del Vaticano.
      È noto come papa Paolo VI abbia proposto, negli anni Sessanta, la Santa Sede quale soggetto attivo dei processi di peacebuilding in tutti i settori più caldi dello scacchiere mondiale, dall’Europa dell’Est al Medio-Oriente, al Vietnam.
      Il Sud-Est asiatico è appunto uno dei teatri di guerra in cui l’attività negoziale della Santa Sede si dispiega con maggiore intensità. Nella storia ecclesiastica relativa agli anni Sessanta è già stato analizzato l’impegno pubblico di papa Paolo VI per la cessazione delle ostilità, attraverso appelli, discorsi e allocuzioni che delineano un’autentica teologia della pace e dei diritti umani2. Ugualmente è nota l’azione vaticana, dietro le quinte del conflitto, a sostegno delle operazioni negoziali Marigold3 e Killy che imposero la Sante Sede come autorevole interlocutrice delle diplomazie internazionali4 e in particolare di quella statunitense5.
      Tuttavia, nella ricostruzione storica del ruolo vaticano nei tentativi di pacificazione del Vietnam, vi è ancora un grande vuoto cronologico, un’assenza significativa. Si tratta della primavera-autunno 1968.
      Finora, infatti, l’analisi storiografica periodizza l’azione di Paolo VI fra il 4 ottobre 1965 (il famoso discorso del papa all’Assemblea generale delle Nazioni Unite) e il 31 marzo 1968 (giorno in cui Johnson annuncia una sospensione dei bombardamenti americani sul territorio nordvietnamita).
      A partire da questo momento il Vaticano sembra uscire di scena dalla controversia vietnamita.

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