Descrizione
Da tempo stiamo vivendo una «rivoluzione digitale», un cambiamento profondo nel nostro modo di agire e di pensare dovuto all’incidenza sempre più massiccia delle nuove tecnologie. Esse facilitano la conoscenza, la possibilità di inclusione e l’accesso alle informazioni e al tempo stesso rendono comuni forme di esperienza in cui il tempo diviene disarticolato, puntiforme, scollegato,esploso.
Paghiamola capacità di seguire contemporaneamente più cose con una perdita effettiva di concentrazione e di attenzione. Abbiamo difficoltà a comprendere testi lunghi e, soprattutto, narrazioni complesse. Ci troviamo immersi in una situazione inedita, che non può essere affrontata adeguatamente riferendosi alle categorie di progresso e di regresso.
In questo contesto, la filosofia può presentarsi come rivoluzionaria. Nulla è infatti più rivoluzionario di ciò che conserva la vocazione all’utopia e delinea scenari alternativi. Anche se ci priviamo del tempo per viverli.
Sommario
I.La rivoluzione digitale. II. Continuità e discontinuità. III. Una rivoluzione tecnologica? IV. Tecniche e tecnologie. V. Piétiner sur place. VI. L’epoca di Twitter. VI. Libertà e controllo in Internet.
Note sull’autore
Adriano Fabris è professore di Filosofia morale all’Università di Pisa, dove dirige il master in Comunicazione pubblica e politica e il Centro interdisciplinare di ricerche e servizi sulla comunicazione. È direttore della rivista Teoria, co-direttore di Filosofia e teologia e membro del comitato scientifico della Internationale Rosenzweig Gesellschaft. Tra lesue pubblicazioni recenti: Etica della comunicazione (Carocci 2014), Il peccato originale come problema filosofico (Morcelliana 2014), Fiction mortale. CSI: crime scene investigation (Ets 2014).





Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.