Descrizione
INDEX
RUBRICA
DOSSIER
SUSSIDIO
GIUBILEO 2025
PREPARARE LA MESSA
Chiesa domestica
6. Le Querce della Porrettaccia (di Elena e Marcello Copertino)
Leggere l’esperienza
6. «Io sto con chi soffre». Un role play biblico sulla sofferenza in Giobbe (G. Izzo)
Anche per il corpo c’è posto in Dio
Spunti per una veglia mariana (E. Massimi)
3. Il Giubileo come cammino di conversione: pretesa, allontanamento e ritorno
(M. Assaf)
Dalla 18a alla 22a domenica del Tempo ordinario
3 agosto/31 agosto
18ª domenica ordinaria (M. De Santis, C. Cremonesi)
19ª domenica ordinaria (M. De Santis, S. Pezzotta)
Assunzione della Beata Vergine Maria (M. De Santis, M. Gallo)
20ª domenica ordinaria (M. De Santis, C. Torcivia, M. Orizio)
21ª domenica ordinaria (M. De Santis, G. Zanchi, A. Ghersi)
22ª domenica ordinaria (M. De Santis, G. Borsa, A. Ghersi)
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Le Querce della Porrettaccia
(Predappio Alta – diocesi di Forlì-Bertinoro)
di Elena e Marcello Copertino
Nella Settimana santa del 2020, in pieno lock-down, abbiamo vissuto un’esperienza forte dello Spirito che da allora si rinnova nella nostra prassi di chiesa domestica e nel confronto con altre esperienze sorelle disseminate in tutta la penisola e in terra di missione. I segnali di quanto abbiamo vissuto erano già presenti da tempo: comunità di famiglie che risiedono insieme praticando la condivisione dei beni e della vita come i primi cristiani, gruppi per la lettura del vangelo nelle case, coppie e famiglie che ri-abitano canoniche o santuari vuoti, famiglie (come la nostra) che aprono la loro stessa casa e che ne fanno un luogo di spiritualità domestica… Tutte queste esperienze ci avevano già fatto intuire da tempo di essere immersi in un processo di ri-nascita di una forma di chiesa – quella domestica – che si affianca e non si sostituisce a quella istituzionale ma che, allo stesso tempo, non si limita a “mettere toppe” ai vuoti lasciati da questa, bensì prende sul serio il fatto che essendo popolo di battezzati (leggi: sacerdoti, re e profeti), siamo tutti corresponsabili dell’annuncio della buona notizia. In quella Pasqua del 2020, con le chiese-edifici chiusi, abbiamo avvertito intimamente che potevamo vivere il Triduo pasquale nella nostra casa, fra noi due sposi e i nostri quattro figli e, in alcuni momenti specifici, con la famiglia musulmana che, proprio durante quel lock-down, stavamo ospitando nella casina delle accoglienze. Nei giorni di quella Settimana santa ci è risuonato forte in preghiera l’invito a vivere in pienezza la Pasqua, come compimento di questa Parola: «Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». Come sappiamo, ogni volta che nel vangelo si parla di un “tale” senza altro specificare, è perché ciascuno di noi può sostituirsi: il Signore viene/è venuto nella nostra casa a celebrare la Pasqua con i suoi discepoli, prendendo noi nella nostra casa, come suoi discepoli. Quando poi, dopo qualche mese, la normalità è tornata con la riapertura degli edifici-chiesa, abbiamo avvertito con chiarezza che ciò che ci era stato donato (le celebrazioni domestiche della liturgia ogni volta che una “comunità di discepoli” si raduna da noi) era troppo prezioso per essere sepolto e che avremmo continuato con libertà a celebrare qui a casa, così come a frequentare le celebrazioni comunitarie in parrocchia o in occasione di ritiri di spiritualità. La profondità di quelle liturgie domestiche, infatti, ha risvegliato in noi la consapevolezza che il nostro essere chiesa domestica non possa ridursi alla semplice “catechesi dei genitori verso i propri figli” o al “saper mostrare l’amore coniugale come specchio di quello di Dio per la Sua chiesa” (che sono cose buone in sé, ma un po’ poco per dirci “chiesa”), bensì che anche questa forma di chiesa implichi, come tutte le altre e come tale, l’ascolto della Parola, la frazione del pane (attraverso la condivisione della tavola e della vita), la preghiera continua, come pure la dimensione del servizio che costa, o per meglio dire, “vale” tutta una vita. E che quindi non possa limitarsi alle cure quotidiane per i nostri familiari (nemmeno se piccoli, malati, anziani, scoraggiati… o comunque […]





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