Descrizione
Editoriale
Continuando l’analisi del libro di Ezechiele, nella sezione che contiene gli oracoli di giudizio contro Israele incontriamo altri capitoli significativi per comprendere lo stile e il messaggio di questo profeta. Iniziamo con un’azione simbolica sul senso dell’esilio (Ez 12,1-20), interpretata in tutta la sua crudezza: proprio perché il profeta sa riconoscere il progetto di Dio, annuncia che ci sarà un nuovo assedio di Gerusalemme, peggiore del primo (Carlo Broccardo).
Attraverso una molteplicità di voci e di volti, la sezione Ez 12,21-14,11 offre un quadro complesso della crisi che investe l’istituzione profetica, dove la verità è accompagnata da abusi e persino menzogne: la casa d’Israele è vittima e allo stesso tempo responsabile dello snaturamento della profezia (Benedetta Rossi).
Superando l’antico schema tribale della colpa collettiva, Ezechiele mette a fuoco l’importante tema morale della responsabilità individuale, come risulta in diverse pericopi del suo libro (Ez 14,12-23,18): ai deportati egli insegnava che la responsabilità dell’esilio e della caduta di Gerusalemme non era esclusivamente dei loro padri, ma anche di loro stessi (Gabriel Witaszek).
In due splendidi capitoli (16 e 23) il profeta rilegge la storia d’Israele, come la vicenda di una donna, sposa del Signore e adultera, contro la quale viene sviluppata un’ampia requisitoria: nel c. 16 l’accento è posto sulla dimensione cultuale, mentre sull’aspetto politico insiste il c. 23; in entrambi il problema da risolvere è la teodicea (Donatella Scaiola).
Anche nel c. 20 troviamo un’interpretazione della storia d’Israele, che Ezechiele vede come ribellione ricorrente, in forte contrasto con la celebrazione liturgica che continua a proclamare le grandi opere di Dio: tuttavia, il giudizio divino conduce a salvezza e il profeta annuncia un nuovo esodo che il Signore realizzerà per mostrare la santità del suo nome (Marcello Milani).
La sezione centrale del libro di Ezechiele contiene una serie di oracoli di condanna rivolti ai popoli pagani (Ez 25-32): contro sette nazioni (goyim), tradizionali nemici d’Israele, è emesso un giudizio divino, attraverso il quale si rivela la signoria di Yhwh sul mondo intero (Sebastiano Pinto).
Un ultimo articolo propone una sintesi teologica sull’efficacia della parola profetica, tema frequente e importante nelle pagine di Ezechiele. Infatti, se viene ascoltata, la parola di Dio rinnova il cuore dell’uomo e la vita della comunità; ma ci si può difendere da essa con la burla, la menzogna, la nostalgia e la religiosità (Tiziano Lorenzin).
Come di consueto la «scheda biblica» si trova al centro del fascicolo e presenta un altro percorso formativo, basato sulla vita stessa del profeta che si fa segno. (Serena Noceti).
Fra le rubriche che accompagnano l’intera annata troviamo anzitutto il «laboratorio biblico» (Valentino Bulgarelli) che suggerisce alcune attività sul tema dell’esilio; poi la riflessione dell’«apostolato biblico» (Dionisio Candido) si sofferma sul capitolo quinto della Costituzione conciliare Dei Verbum, che tratta «il Nuovo Testamento», completando il dittico inaugurato nel capitolo precedente. Quindi nella «vetrina biblica» (Claudio Doglio) vengono proposte alcune schede di presentazione di volumi recenti, utili per approfondire la conoscenza biblica.
Infine, la rubrica dedicata all’«arte» (Marcello Panzanini) commenta una miniatura che rappresenta il profeta Ezechiele come «divoratore del libro»: un giovane mangia un libro che gli viene offerto, simbolo affascinante per indicare una persona nutrita della parola di Dio.
Claudio Doglio





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