Descrizione
Introduduzione
Si è detto che il concilio Vaticano II è stato fatto da grandi e importanti teologi, noti all’epoca per la novità delle loro posizioni teologiche; ma, capovolgendo l’affermazione, possiamo dire che è stato proprio il concilio Vaticano II a rendere grandi alcuni teologi. È il caso del nostro protagonista, il francescano Umberto Betti, chiamato a partecipare ai lavori conciliari non dall’inizio, ma solo successivamente, divenendo un elemento chiave per alcune questioni e una figura di riferimento nella teologia italiana del post-concilio. Occorre precisare che egli fu piuttosto uno storico della teologia, che seppe mettere in evidenza il valore della Tradizione.
1. Note bibiograficficfiche
Umberto Betti nacque a Pieve S. Stefano (Arezzo) il 7 marzo del 1922. Nel 1938 entrò nell’Ordine dei Frati Minori della Toscana, e il 31 dicembre del 1943 fece la professione perpetua al santuario della Verna. Fu ordinato sacerdote a Fiesole tre anni dopo, il 6 aprile del 1946.
Nel 1951 ottenne il Dottorato in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo Antonianum, e negli anni 1953-54 fu uditore presso l’Università di Lovanio (Belgio). Nel 1954 divenne professore ordinario di Teologia Dogmatica
all’Antonianum e, nel 1961, professore dell’Istituto Patristico Medievale della Pontificia Università Lateranense. Il 3 ottobre dello stesso anno fu chiamato a collaborare alla preparazione del Vaticano II come consultore della Commissione Teologica Preparatoria1. In quanto studioso dei concili, tra le sue principali pubblicazioni figurava il lavoro sulla costituzione dommatica Pastor aeternus del Vaticano I2. Si tratta di un lavoro serio, complesso e dettagliato intorno alle vicende della costituzione, che il Betti presentò anche in vista dell’imminente Vaticano II, con lo scopo di mostrare l’evoluzione dei testi della costituzione Pastor aeternus e la deduzione delle conclusioni dottrinali. A tale scopo si avvalse delle monografie scritte fino ad allora, dai diari del concilio dell’arcivescovo di Lucca, Giulio Arrigoni, OFM e del cardinale Bilio, fino ai documenti inediti della Commissione Teologica Preparatoria conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.
Conclusa la prima sessione conciliare (25 marzo del 1963), venne nominato perito da Giovanni XXIII e, un anno dopo, Qualificatore della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio. Nel 1967 fu annoverato tra i membri della Commissione per l’aggiornamento della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus; nel 1968 divenne consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e, nel 1988, anche di quella per i Vescovi.
Negli anni 1966-69 fu Decano della Facoltà di Teologia dell’Antonianum, di cui fu Rettore dal 1975 al 1978. Infine, nel 1991 fu nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense, carica che occupò fino al 1995. Fu elevato alla dignità cardinalizia da papa Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre 2007; morì a Fiesole, il 1° aprile del 2009, all’età di 87 anni.
La principale fonte per conoscere da vicino il contributo del Betti al Vaticano II è costituita dal suo Diario, scritto dal 1962 al 1965 durante la celebrazione dell’assise conciliare, e pubblicato insieme al carteggio inedito con il cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, dal 1962 al 19783. Nell’appendice del libro vengono riportati alcuni dei suoi articoli pubblicati su «L’Osservatore Romano», elaborati su richiesta di papa Paolo VI con nota telegrafica autografa al Sostituto della Segreteria di Stato: «23.8.69: P. Betti e il Vaticano I»; con essa il papa intendeva dire che egli avrebbe dovuto scrivere sulle prerogative del Romano Pontefice definite dal Vaticano I.
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