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Concilium – 2022/4

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COD: 7732606 Categoria:

Descrizione

Susan Abraham – Geraldo Luiz De Mori –

Stefanie Knauss, Editoriale

Abstracts

I. Animali e teologie

1. Considerazioni filosofiche ed etiche

1.1 Roberto Marchesini, La soggettività animale

I/ Premessa

II/ I piani della soggettività

III/ Soggettività e teleologia intrinseca

IV/ In conclusione

1.2 Simone Horstmann, Il significato della vita animale. Tra accessi oggettivanti e accessi soggettivanti nella filosofia e nell’etica degli animali

I/ Introduzione: quando gli animali diventano insignificanti

II/ Che cosa significano le vite degli animali? Accessi oggettivanti

III/ Che cosa significano le vite degli animali? Approcci soggettivanti

IV/ Il nuovo animismo: al di là degli approcci soggettivanti e oggettivanti?

V/ Conclusione: significato vincolato
1.3 Carlos Naconecy, L’etica dell’intrattenimento animale. Zoo, circhi, sport e pets

I/ Introduzione

II/ I rischi dell’uso non devono superare i suoi benefici (etica utilitaristica)

III/ Gli animali hanno il diritto di non essere usati (etica deontologica)

IV/ Due accezioni di libertà

V/ Il nostro uso degli animali va anche a loro vantaggio (etica contrattualistica)

VI/ Dobbiamo promuovere il rispetto per gli animali (etica delle virtù)

2. Riflessioni bibliche e teologiche

2.1 Silvia Schroer, Il mondo animale nella tradizione anticotestamentaria

I/ Introduzione: il variegato mondo animale nell’Antico Testamento

II/ La relazione sociale fra essere umano e animale (Gen 2,18-25)

III/ Essere umano e animale sono imparentati fra loro

al massimo grado (Gen 1,24-31)

IV/ L’essere umano: simile a Dio e incaricato di regnare

sugli animali (Gen 1,28; Sal 8,5-9)

V/ Rispetto per gli animali

VI/ Dio come Signore degli animali della foresta

VII/ La capacità degli animali di conoscere Dio

VIII/ Conclusione

2.2 Eric D. Meyer, Hoc est corpus meum. Ecologie teologiche della salute delle creature nel contesto di una pandemia globale

I/ Introduzione: due concezioni di salute

II/ Paletti teologici

III/ L’illusione e distruzione del modello della fortezza

IV/ La promessa del modello ecologico-integrale

V/ La festa di tutto il creato

2.3 Margaret B. Adam, La fine del consumo.

Una speranza escatologica per gli animali umani e quelli d’allevamento

I/ Introduzione

II/ Escatologia speculativa: animali umani e non-umani risorti

III/ Corpi mercificati

IV/ L’unicità degli animali umani

V/ L’amore ininterrotto di Dio

VI/ Il fine degli animali umani e non-umani

VII/ Relazioni problematiche con gli animali d’allevamento

VIII/ Speranza per la vita oltre il consumo

IX/ Conclusione

2.4 Luiz Carlos Susin, Francesco d’Assisi e frate lupo I/ Introduzione

II/ La “non appropriazione” e l’alterità delle creature

III/ La singolarità di ogni creatura

IV/ Reciprocità e obbedienza fraterna

con ogni creatura vivente

V/ La specificità umana: la missione di mediazione

insieme alle altre creature

VI/ L’eredità spirituale di Francesco: una sensibilità

2.5 Jeania Ree Moore, Considerare i “denti”.

L’intersezione fra teologia, razza e animali in relazione alle persone di colore  

I/ Introduzione

II/ Seguire i “denti” attraverso l’archivio

III/ “Plasticizzazione”, non disumanizzazione

IV/ Un ritorno ai “denti”: la soggettività nera

come punto di partenza teologico

V/ Conclusione

3. Prospettive interreligiose

3.1 Margaret Robinson, Il ruolo degli animali

nella spiritualità dei Mi’kmaq

I/ Gli animali nei racconti L’nuwey

II/ Gli animali dell’iconografia L’nuwey

III/ Gli animali nelle spiritualità L’nuwey

IV/ Protezione del territorio

V/ Conclusione
3.2 Itohan M. Idumwonyi, Ekpen-n’owa.

La concettualizzazione della relazione uomo-animale

nella visione del mondo dei popoli del Benin

I/ Introduzione

II/ Aspetti della visione del mondo del Benin

III/ Ekpen: metafora per l’Oba e implicazioni teologiche

IV/ Verso una valutazione teologica di Osa-n’obuuwa

come leone e Oba come ekpen

V/ Conclusione: l’autorità divina dell’Oba

3.3 Magfirah Dahlan, La relazione uomo-animale

e l’etica dell’uso degli animali nell’islam

I/ Argomenti a favore dell’uso degli animali

II/ Argomenti contro l’uso degli animali

III/ Soggettività e relazione uomo-animale

IV/ Conclusione

II. Forum teologico

1. Elsa Tamez – Cristina Ventura –

Diego Irarrázaval, Bibbia e impegno politico:

Pablo Richard (1936-2021)

2. Geraldo Luiz De Mori, La prima Assemblea ecclesiale

dell’America latina e dei Caraibi

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Mentre preparavamo questo fascicolo per la pubblicazione, una curiosa combinazione di notizie sulla pagina web del Süddeutsche Zeitung, il noto quotidiano tedesco, ha attirato la nostra attenzione: a breve distanza di tempo l’uno dall’altro, si trovavano questi due pezzi. Anzitutto un servizio – a dirla tutta, un elogio funebre – sulla morte di un ratto gigante africano, addestrato a scovare le mine antiuomo. Magawa (questo il suo nome), per il lavoro svolto in Cambogia, dove aveva individuato oltre cento mine e altri esplosivi, aveva ricevuto come onorificenza una medaglia d’oro (la “George Cross” degli animali) della People’s Dispensary for Sick Animals britannica, un ente benefico per animali. Il tono di ammirazione dell’articolo, il fatto che il roditore avesse ricevuto una medaglia, l’apparente tristezza con la quale veniva annunciata e compianta la sua scomparsa dalla ong che l’aveva addestrato (facevano notare che era morto in pace), tutto ciò è indice di una comprensione degli animali – o, perlomeno, di Magawa – quali soggetti capaci di relazioni, sentimenti, intenzionalità e coraggio1. Un servizio del giorno precedente raccontava il successo del trapianto di un cuore di maiale in un corpo umano (il paziente è poi morto, nel marzo 2022), celebrandolo come pietra
miliare per la medicina dei trapianti e come segno di speranza per tutte le persone in attesa di un donatore: forse, in un prossimo futuro, gli organi (cuore, fegato, reni ecc.) potrebbero essere coltivati negli animali e indi raccolti per essere usati nella cura degli esseri umani2. L’articolo si concentrava sulla celebrazione della conquista scientifica, ma non si soffermava a considerare le implicazioni etiche dell’allevamento animale con l’unico obiettivo dello sviluppo di organi da usare poi per sostituire gli organi umani danneggiati, salvando vite umane a scapito della vita di un animale. In estremo contrasto con il servizio sul topo Magawa, il maiale da cui è stato asportato il cuore rimaneva anonimo, non gli erano attribuiti dei sentimenti, neppure uno spirito di sacrificio per il bene superiore della vita umana – questo non meriterebbe una medaglia? Invece che come un essere, un soggetto, il maiale era visto come un magazzino di pezzi di ricambio: un cuore, un fegato, un rene, tenuti assieme da pelle e muscoli, da utilizzare al bisogno (dell’uomo). Naturalmente, non c’è differenza rispetto al modo in cui gli animali vengono visti nell’allevamento industriale: un insieme di tagli – petto, costata, controfiletto, stinco – prodotti per il nutrimento e il piacere (e spesso, la gola) degli esseri umani, di solito con pochissima considerazione del benessere del soggetto animale. Queste due notizie, accostate l’una all’altra, illustrano il rapporto ambivalente che noi umani abbiamo con gli altri animali, con i quali condividiamo l’esistenza su questo pianeta – un’ambivalenza riflessa sia nelle nostre vite quotidiane sia negli studi sulla fauna. Alcuni animali vengono trattati come membri delle nostre famiglie: in loro troviamo degli amici, viviamo un’esperienza di relazione con loro, riconosciamo in loro intelligenza, gioia, dolore, forse addirittura una dimensione spirituale. Altri animali, invece, vengono considerati poco più che cose, oggetti privi di senso, di cui servirsi per soddisfare i bisogni dell’uomo, al quale viene data la priorità su tutte le
altre creature. Può darsi che molti di noi si siano chiesti se i nostri animali domestici abbiano un’anima o uno spirito. E molti potrebbero essersi chiesti, forse con una certa dose di disagio, se anche gli animali che vengono uccisi ogni giorno nel nome del desiderio e del bisogno umani siano dotati di un’anima. Laddove le scienze biologiche e anche la riflessione filosofica hanno riconosciuto la soggettività negli animali e hanno offerto dei modi di pensare le vite animali come piene di significato in se stesse (e non solo rispetto a come esse servono la vita umana), come mostrato da Simone Horstmann e Roberto Marchesini nei rispettivi contributi, le concrete conseguenze etiche e le implicazioni teologiche del pensare gli animali quali soggetti con vite piene di senso sono meno evidenti e spesso rimangono non sufficientemente sviluppate. Parte del problema potrebbe risiedere nel fatto che gli animali radicano e al contempo relativizzano la sensazione umana di essere delle creature eccezionali nel creato. Pur percependo una sorta di parentela con gli animali, gli esseri umani considerano la loro idea di un “aldilà” e la loro capacità d’autoriflessione come qualcosa che li differenzia dagli altri animali. D’altro canto, la capacità degli animali di rispondere e di provare empatia con gli esseri umani genera in noi un senso di meraviglia, che spesso c’invita a riconoscere come anche noi siamo animali e condividiamo tutta la vita nel creato. È chiaro qui lo spettro di reazioni affettive che gli esseri umani sviluppano nei confronti degli animali, dal legame quasi di parentela, alla meraviglia, all’apatia, al disgusto e alla paura. Dato che i rapporti di prossimità o di diversità con gli animali variano in maniera considerevole, potremmo sentirci vicini ai nostri animali domestici e figurarci il rapporto con loro come comunicativo, empatico e di cura reciproca. Ma quanto ci sentiamo vicini alla zanzara che ci ronza attorno alla testa in una afosa notte d’estate, alla iena che si rimpinza di carogne o allo scarafaggio che zampetta per la stanza? È importante prendere sul serio queste gradazioni di somiglianze e differenze percepite, così come le diverse forme degli esseri animali, in modo da evitare una visione riduttiva degli animali stessi e da sviluppare una comprensione sfumata della complessità delle questioni con le quali ci confrontiamo. […]

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