Descrizione
All’interno dell’Ordine carmelitano quello del Venerabile
Giovanni di Gesù Maria è un volto tanto luminoso
per santità e ingegno, quanto coperto dalla
nebbia della dimenticanza. Le nomine ricevute in
vita (Maestro dei Novizi, membro dei Trenta Consultori
della Congregazione della Fede, professore di Teologia
e Sacra Scrittura a Napoli, secondo Consigliere
generale, Procuratore dell’Ordine, infine Generale
dell’Ordine) e i numerosi scritti teologici, spirituali
e missionari che egli ci ha lasciato non sono bastati
a renderlo meritevole della memoria dei posteri, né
dell’altezza degli altari della beatificazione. Dunque,
si tratta qui di riflettere sulle cause di questo mancato
riconoscimento, e di invogliare chi ancora poco
ne sa alla riscoperta di questa grandissima figura di
santo e dotto.
Chi, magari per caso, ha la fortuna di recarsi al
convento di San Silvestro, sull’altura occidentale
di Montecomprati, abitato dai Carmelitani Scalzi
della Provincia del Centro Italia, più che del titolare
della chiesa (San Silvestro Papa, Vescovo di Roma dal 350
al 335), si sentirà narrare di un santo e dotto religioso, morto
in questo convento il 28 maggio 1615. Un secolo dopo la nascita
di Teresa e quattro secoli prima d’oggi.
1. Il Venerabile
Si chiamava padre Giovanni di Gesù Maria ed era nato
in Spagna nel 1564. Entrato nel Carmelo teresiano, poco
dopo era stato inviato, prima a Genova e, quindi a Roma,
divenendo uno dei più meritevoli pionieri di questo Ordine
in Italia. Per l’esempio di vita, ma anche per i numerosi e
profondi scritti teologici, spirituali e missionari, molti di essi,
conservati in varie biblioteche, sono stati ripubblicati, nella
lingua in cui furono redatti, per lo più in latino e, da questa,
tradotti nelle quattro lingue occidentali più frequentate (italiano,
francese, spagnolo e inglese). Le sue opere, comprese
quelle minori e quelle inedite, che raggiungono l’ottantina
hanno già dato vita a una collana (“Ioannes a Iesu Mariae”) di
più di 50 volumi.
Queste le prime cose che il visitatore interessato del convento
San Silvestro si sente dire di lui. Qualsiasi ascoltatore
resta meravigliato di non aver sentito parlare prima di un
così grande personaggio, ma anche molti degli stessi Carme
litani1, pur essendo al corrente del suo grande peso e valore
all’inizio del nascente Carmelo teresiano in Italia, in parte
dell’Europa e nelle prime missioni dell’Ordine, devono confessare,
da una parte, la propria ignoranza e, dall’altra, rammaricarsi
per la nebbia che ancora copre questa grandissima
figura agli occhi dei più.
È vero che fino a sessanta, settanta anni fa, in molte
Province dell’Ordine, soprattutto le sue due opere relative alla
prima formazione al Carmelo: l’Istruzione dei Novizi (in due volumi,
pubblicati a Roma nel 1598 e nel 1605, e l’Istruzione del
Maestro dei Novizi (pubblicato a Napoli nel 1607), facevano ancora
scuola, ma la sua figura è rimasta come sbriciolata tra le
pieghe della tradizione.
Eppure, per invogliare a riscoprire questa figura di santo e
di dotto, pioniere e capostipite del Carmelo europeo e missionario,
basterebbero due cose. Innanzitutto, la considerazione
in cui era tenuto da chiunque, dall’ultimo fedele ai principi,
da cardinali, da santi fondatori e dallo stesso Papa. Non solo
si avvalevano del suo consiglio, ma andavano a visitarlo nella
celletta del suo convento. In secondo luogo, poi, sarebbe sufficiente
anche un fuggevole sguardo ai titoli dei numerosi suoi
scritti e alle significative e intense tappe della sua vita, conclusasi
appena sorpassati i cinquant’anni.
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