Descrizione
INDICE
Mirko Montaguti
SCEGLI LA VITA!
IL SAL 1 E L’OPZIONE PER IL BENE 4
Alessandro Coniglio
L’UOMO: UN NULLA, CAPACE DI DIO. IL SAL 8 9
Alberto Mello
DIMORARE SULLA SANTA MONTAGNA.
IL SAL 15 E L’ACCESSO ALLA PRESENZA DI DIO 14
Maurizio Girolami
DIO, PASTORE E OSPITE.
IL SAL 23: UN INVITO ALLA FIDUCIA 19
Federica Vecchiato
SFINITO E STREMATO.
L’ESPERIENZA UMANA E DI FEDE DEL SAL 38 24
Approfondimenti
Paolo Mascilongo
RIPRESE NEOTESTAMENTARIE 29
IL SAL 22 NEI RACCONTI DELLA PASSIONE 29
Luca Mazzinghi
QUESTIONI
DIO IN IMMAGINI UMANE 34
Luigi Girardi
I SALMI NELLA LITURGIA CRISTIANA
IL SALMO RESPONSORIALE 39
Rubriche
BIBBIA E SCUOLA di Gian Paolo Bortone
Beato l’uomo. La felicità è un cammino condiviso 44
LETTURA EBRAICA
DEI SALMI di Furio Aharon Biagini
‘Ashrè: in marcia! 48
VERSI PER DIO di Ardea Montebelli
Un oltre che sa di cielo 51
APOSTOLATO BIBLICO di Alessandra Bellofiore
Buone pratiche.
Un percorso che si adatta a nuove esigenze 54
VETRINA BIBLICA 56
ARTE di Marcello Panzanini
Guidare, proteggere
e nutrire. Il buon pastore della basilica di Aquileia
EDITORIALE
Beato l’uomo»: così si apre il Salterio, con una promessa che prepara anche una domanda. Che cosa rende davvero felice un essere umano? La risposta dei Salmi non passa da concetti, ma per una via il cui percorso è segnato da una relazione costante tra Dio e l’essere umano. Quando cercano di dire chi è l’uomo, i Salmi lo fanno raccontando una relazione; quando parlano di Dio, ne descrivono gli effetti nella vita di chi prega. L’orante che emerge dal Salterio non è mai astratto: è un corpo che soffre, una voce che invoca, una vita che cerca una via. E Dio non è un’idea, ma un interlocutore: colui che ascolta, che salva, che talvolta tace. La duplice porta attraverso cui ci guida M. Montaguti, costituita dai Sal 1 e 2, mostra con chiarezza la fecondità di questa tensione ermeneutica che attraversa l’intero Salterio: nel primo salmo la prospettiva sapienziale della vita giusta mette in luce il peso delle scelte umane; nel secondo si apre l’orizzonte messianico, che affida la storia alla guida di Dio. La preghiera si rivela così il luogo dove l’uomo è chiamato a tenere insieme responsabilità e speranza. L’articolo di A. Coniglio approfondisce ulteriormente questo nodo, esplorando la relazione tra il Creatore, «Signore nostro», e la creatura, posta «poco meno di Dio». Il riferimento alla creazione non rimane sul piano cosmico, ma sfocia nella confessione di un Dio che si schiera dalla parte dei piccoli, affidando loro una lode capace di dire la sua gloria. Nel Sal 15 – ci accompagna A. Mello – questa relazione si traduce in precise implicazioni etiche: dimorare presso Dio non è un dato acquisito, ma una forma di vita che coinvolge il parlare sincero, l’agire giusto, l’integrità del cuore. La ricerca di una dimora trova poi un ulteriore sviluppo nell’intreccio dialogico del Sal 23, dove il riposo non elimina il cammino, ma lo precede e lo fonda: il credente, sottolinea M. Girolami, può attraversare valli oscure perché sa di camminare guidato da un pastore. È proprio lungo tale cammino che l’uomo incontra la sofferenza, a cui il Salterio non sottrae la parola. Il grido dell’orante, del quale ci poniamo in ascolto tramite le riflessioni di F. Vecchiato, diventa confessione di bisogno e, insieme, atto di fede: anche il silenzio di Dio può essere una forma della sua presenza. Da qui il passaggio al Sal 22 (in cui ci conduce P. Mascilongo), dove le parole dei Salmi diventano le ultime parole di Gesù sulla croce. L’abbandono è reale, ma non dissolve la fiducia: anche quando se ne sente l’assenza Dio si rivela come il Presente. Attraversando questi testi, si comprende allora che nei Salmi parlare dell’uomo significa sempre parlare di Dio. E, nello stesso tempo, che ogni discorso su Dio lascia affiorare un’immagine dell’uomo: fragile, responsabile, desideroso di una vita buona. Lo ricorda L. Mazzinghi: è anche nelle immagini che la fede prende forma e Dio continua a parlare, rendendosi accessibile. Sul medesimo terreno si innesta il salmo responsoriale, al quale è dedicato il contributo di G. Girardi: qui la parola del Salterio, inserita nel tessuto della liturgia, fa risuonare nella chiesa quella relazione che i salmi continuano a custodire. È in questo intreccio – mai pacificato, ma sempre vitale – che la preghiera diventa relazione e che la beatitudine si manifesta come una forma di vita posta sotto lo sguardo di Dio. I Salmi non contengono una definizione dell’uomo né una teoria su Dio. Offrono una parola da abitare, immagini da assaporare, una voce nella quale riconoscersi. Forse è per questo che continuano a essere pregati: perché, mentre parlano di noi, non smettono di dire qualcosa di decisivo su Dio.





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