Descrizione
Giovanni Paolo II mette al centro della sua filosofia
l’esperienza dell’uomo. La sua antropologia parte
dall’esperienza della persona che agisce, e questo tipo
di esperienza costituisce un metodo per avvicinarsi
alla struttura ontologica della persona. Ne consegue
che la persona si conosce e si realizza pienamente soltanto
nell’amore dell’altro, trascendendo il proprio
io e offrendosi liberamente in dono. La via a ciascun
uomo e per il ritorno a Dio è, in ultima analisi,
Cristo.
Per studiare il concetto di “umanesimo” negli scritti e
nel “magistero” di Giovanni Paolo II mi sono servita
dei testi riguardanti Persona e Atto1 e ho centrato l’attenzione
su due encicliche molto importanti: Redemptor
Hominis e Dives in Misericordia.
Il vero umanesimo è cristiano ha detto il Concilio, proclamando
che «la più alta ragione della dignità dell’uomo consiste
nella sua vocazione alla comunione con Dio» (GS 9)2.
Senza la trascendenza, non si dà esatta interpretazione
dell’uomo. Il cristianesimo vuole essere lo sviluppo di tutto
l’uomo. Il Concilio sottolinea che, per attuare il proposito della
Chiesa di rendere più umana l’umanità, occorre risanare ed elevare
la dignità della persona umana, consolidare la compagine
della società, immettere un senso più profondo nell’attività
degli uomini (cf GS 40-43). Il Concilio Vaticano II ha ribadito
che, senza l’istanza religiosa e l’aspirazione alla filosofia dell’essere,
che raggiunge l’Assoluto trascendente, non tanto in base
ai dati dell’esperienza offerti dal mondo fenomenico, quanto a
quelli vissuti dalla persona alla luce dell’autocoscienza, non si
può parlare compiutamente di dignità della persona.
Siamo testimoni – scrive con intima soddisfazione Giovanni
Paolo II – di un sintomatico ritorno alla metafisica (filosofia
dell’essere) attraverso l’antropologia integrale. Non si può
pensare adeguatamente l’uomo senza il riferimento, per lui
costitutivo, a Dio. è ciò che san Tommaso definisce actus essendi
con il linguaggio della filosofia dell’esistenza. La filosofia
della religione lo esprime con le categorie dell’esperienza antropologica3.
Ovviamente, Giovanni Paolo II si riferisce alla persona umana
reale, la cui esistenza si risolve sempre in coesistenza nel rapporto
Io-Tu, che condiziona necessariamente la vita e, nella
vita (coniugale, familiare, civile), il dialogo4.
[…] per quanto siano gravi le prevaricazioni del cuore umano,
i guasti provocati dal peccato, le miserie che ne seguono,
tuttavia non c’è creatura che non serbi un germe di bene,
un barlume di verità, e quindi che non avverta il bisogno di
evolversi, di redimersi5.
A lui vogliamo guardare, perché solo in lui, Figlio di Dio,
c’è salvezza, rinnovando l’affermazione di Pietro: «Signore, a
chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».
[…]





Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.