In offerta!

L‘umanesimo di Giovanni Paolo II

Il prezzo originale era: €3.50.Il prezzo attuale è: €1.05.

COD: 9057 Categoria:

Descrizione

Giovanni Paolo II mette al centro della sua filosofia

l’esperienza dell’uomo. La sua antropologia parte

dall’esperienza della persona che agisce, e questo tipo

di esperienza costituisce un metodo per avvicinarsi

alla struttura ontologica della persona. Ne consegue

che la persona si conosce e si realizza pienamente soltanto

nell’amore dell’altro, trascendendo il proprio

io e offrendosi liberamente in dono. La via a ciascun

uomo e per il ritorno a Dio è, in ultima analisi,

Cristo.

 

Per studiare il concetto di “umanesimo” negli scritti e

nel “magistero” di Giovanni Paolo II mi sono servita

dei testi riguardanti Persona e Atto1 e ho centrato l’attenzione

su due encicliche molto importanti: Redemptor

Hominis e Dives in Misericordia.

Il vero umanesimo è cristiano ha detto il Concilio, proclamando

che «la più alta ragione della dignità dell’uomo consiste

nella sua vocazione alla comunione con Dio» (GS 9)2.

Senza la trascendenza, non si dà esatta interpretazione

dell’uomo. Il cristianesimo vuole essere lo sviluppo di tutto

l’uomo. Il Concilio sottolinea che, per attuare il proposito della

Chiesa di rendere più umana l’umanità, occorre risanare ed elevare

la dignità della persona umana, consolidare la compagine

della società, immettere un senso più profondo nell’attività

degli uomini (cf GS 40-43). Il Concilio Vaticano II ha ribadito

che, senza l’istanza religiosa e l’aspirazione alla filosofia dell’essere,

che raggiunge l’Assoluto trascendente, non tanto in base

ai dati dell’esperienza offerti dal mondo fenomenico, quanto a

quelli vissuti dalla persona alla luce dell’autocoscienza, non si

può parlare compiutamente di dignità della persona.

Siamo testimoni – scrive con intima soddisfazione Giovanni

Paolo II – di un sintomatico ritorno alla metafisica (filosofia

dell’essere) attraverso l’antropologia integrale. Non si può

pensare adeguatamente l’uomo senza il riferimento, per lui

costitutivo, a Dio. è ciò che san Tommaso definisce actus essendi

con il linguaggio della filosofia dell’esistenza. La filosofia

della religione lo esprime con le categorie dell’esperienza antropologica3.

Ovviamente, Giovanni Paolo II si riferisce alla persona umana

reale, la cui esistenza si risolve sempre in coesistenza nel rapporto

Io-Tu, che condiziona necessariamente la vita e, nella

vita (coniugale, familiare, civile), il dialogo4.

[…] per quanto siano gravi le prevaricazioni del cuore umano,

i guasti provocati dal peccato, le miserie che ne seguono,

tuttavia non c’è creatura che non serbi un germe di bene,

un barlume di verità, e quindi che non avverta il bisogno di

evolversi, di redimersi5.

A lui vogliamo guardare, perché solo in lui, Figlio di Dio,

c’è salvezza, rinnovando l’affermazione di Pietro: «Signore, a

chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

[…]

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “L‘umanesimo di Giovanni Paolo II”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *