Descrizione
Il contatto che Teresa di Gesù instaura con la Scrittura
sembrerebbe corrispondere all’atteggiamento che
Mircea Eliade definisce «la simpatia intelligente
dell’ermeneuta». Il contributo esplora il criterio esegetico
di Teresa di Gesù, aprendo contemporaneamente
ad affacci sul contenuto della formula impiegata dal
grande storico delle religioni.
Mio Signore e mio Dio, come è vero che hai parole di vita (Gv
6,68) in cui tutti i mortali troveranno ciò che desiderano, se
lo vorranno cercare in esse! Ma che meraviglia, mio Dio, che
dimentichiamo le tue parole nella aberrazione e nel turbamento
prodotti in noi dalle nostre opere cattive? […]. Fa’,
Signore, che le tue parole non si cancellino mai dalla mia
mente (E 8,1).
Tutta Teresa è in questa preghiera, emblematica
del suo stile orante. Erompe da vissuti di una
persona innamorata, che ha conosciuto lo smarrimento,
ma è divenuta consapevole del luogo da dove muovere, nella fatica del
vivere, per trovare la via alla verità.
La vertigine della dissipazione fa dimenticare la parola di
Dio. Risposta, se interrogata, a ogni desiderio, approdo di una
ricerca che comporta anche studio e difficoltà, ma compensa
vastamente: la luce della Scrittura libera dalla stoltezza di atteggiamenti
sbagliati, che inclinano verso devozioni soggettive,
ispirate a miraggi.
La scienza è una grande cosa, perché istruisce e illumina noi
che sappiamo poco, così che, giunti alle verità della Sacra
Scrittura, facciamo quello che dobbiamo. Dio ci liberi da devozioni
stolte! (V 13,16).
Consiglio di sorprendente attualità. Capace di salvaguardare
da tutti gli spiritualismi evanescenti e le forme larvate di
gnosticismo che, sotto false apparenze, propongono un culto
aberrante dell’io. «La parola io/ è uno strano grido/ che nasconde
invano/ la paura di non essere nessuno… È l’immagine
struggente del narciso» (G. Gaber).
“Devozioni stolte” sono quelle scelte con criteri soggettivi,
per impulsi estetizzanti, per coinvolgimenti emotivi. Ne esistono
di tutti i tipi. Emblematica la testimonianza di Vladimir
Solovev nel suo I tre dialoghi circa la diffusione in Russia di una
pseudo-religione con questa… liturgia: fatto un buco in un angolo
buio dell’isba, i seguaci di questo pazzesco culto vi ponevano
le labbra e ripetevano come giaculatoria: «Isba mia, buco
mio, salvatemi!»1.
1
Devozioni stolte esistono in ogni religione e anche nel cristianesimo.
Aumentano quanto più diminuisce la fede, che richiede
“nudità e povertà spirituale e sensibile”, spogliarsi «da
forme, immagini, figure»2. Giovanni della Croce rileva la presunzione
di quelli che si attaccano a devozioni personali, «come
se fossero più saggi dello Spirito Santo e della sua Chiesa»3.
Teresa vive nel continuo confronto delle sue esperienze
interiori con chi può illuminarla. Lei, che «avrebbe voluto
trattare – e di fatto trattava – con i maggiori teologi […] per
poter sapere da loro se ciò che provava fosse o no conforme
alla Sacra Scrittura» (R 4,4), non si fida di una conoscenza approssimativa
della parola di Dio:
I testi della Sacra Scrittura sono quelli che mi convincono,
quando ho la certezza che […] chi li cita li conosce bene (F
30,1).
La conoscenza biblica è quella verificata dalla vita. «La
fede va giudicata dagli atti, non dai discorsi» (D. Pennac):
Tutto il male del mondo dipende dal non conoscere chiaramente
le verità della Sacra Scrittura. Non vi è in esse una
virgola che non debba un giorno avverarsi (V 40,1).
Non passerà un solo iota della Legge (Mt 5,18).
Ogni parola di Dio ha valore, ma nessuna va scissa dalla
totalità della Scrittura cui appartiene.
[…]





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