Descrizione
Editoriale
Mirko Montaguti
GESÙ CRISTO: UN FIGLIO D’UOMO
O IL FIGLIO DELL’UOMO?
Paolo Mascilongo
L’APOCALITTICA NEI VANGELI SINOTTICI
Alessandro Cavicchia
ESCATOLOGIA E APOCALITTICA
NEL VANGELO SECONDO GIOVANNI
Andrea Albertin
RISORGEREMO? TUTTI? APOCALITTICA
E RISURREZIONE DEI MORTI IN PAOLO
Giacomo Violi
«IL MISTERO DELL’INIQUITÀ».
LA PICCOLA APOCALISSE DI 2 TS 2,1-12
Michele Mazzeo
LA SECONDA VENUTA DEL SIGNORE:
LETTERA DI GIUDA E 2 PT 3,3-13
Piero Capelli
LE SIBILLE E GLI ORACOLI SIBILLINI
Antonio Bergamo
POST-MODERNITÀ E APOCALITTICA
BIBBIA E SCUOLA
Marco Tibaldi
I romanzi apocalittici: L’ultimo uomo di Mary Shelley
PER SAPERNE DI PIÙ
Marcello Panzanini
Il discorso sulle dieci vergini di Agostino d’Ippona
RILETTURE
Valeria Poletti
Il cinema post-apocalittico dopo l’11 settembre
APOSTOLATO BIBLICO
Fabio Pizzitola
Parola e sinodalità. I cantieri di Betania: la casa
VETRINA BIBLICA
ARTE
Marcello Panzanini
Aprire la porta con lo sguardo: Le vergini sagge
e le vergini stolte di Peter von Cornelius
EDITORIALE
Il percorso fin qui svolto attraverso i primi tre
fascicoli dell’annata 2023 ha provato a mettere
in evidenza qualità e peculiarità della letteratura
apocalittica biblica ed extrabiblica,
invitando i lettori di Parole di Vita a una riscoperta
della sua originalità e del suo carattere provocatorio
rispetto agli interrogativi e atteggiamenti
della (post)modernità. La visione apocalittica del
mondo è essenziale, del resto, per capire tanta parte
del Nuovo Testamento, non solo il suo ultimo
libro nell’ordine canonico che ha dato il nome al
genere (e al quale sarà dedicato il prossimo fascicolo
in forma monografica).
Se pensiamo ad alcuni tratti tipici dell’apocalittica
quali già evidenziatisi nei fascicoli precedenti,
come la consapevolezza dell’esistenza di forze
spirituali con il potere di influenzare le realtà terrene
oppure l’affermazione della piena sovranità
di Dio sulle potenze che sembrano sfidarlo; se ricordiamo
una certa visione dualistica che dipinge
il cosmo come campo di battaglia tra forze del
bene e forze del male, sotto il controllo divino; se
richiamiamo alla memoria il senso di impotenza
di tanti uomini e donne verso la possibilità di riscattare
la storia presente, con la conseguente proiezione
delle proprie speranze verso un futuro e
definitivo intervento di Dio; se, ancora, pensiamo
a tematiche quali le rivelazioni celesti, l’escatologia,
il messianismo, ecco che nella nostra mente si
affollano tante pagine più o meno note del Nuovo
Testamento che forse non avremmo ascritto,
almeno in prima battuta, al genere apocalittico.
Alcune di queste le ripercorreremo insieme ai
nostri autori: i detti sul Figlio dell’uomo in cui
i tratti di potere e autorità tipici della figura danielica
si sovrappongono a dimensioni proprie
dell’esperienza terrena di Gesù, come la sofferenza
(Mirko Montaguti); le cosiddette “apocalissi sinottiche”,
ossia quel lungo discorso escatologico
presente in Matteo, Marco e Luca subito prima del
racconto della passione in cui immagini e simboli
apocalittici si colorano di una forte impronta cristologica
(Paolo Mascilongo); diversi passaggi del
quarto vangelo sull’«ora» della glorificazione di
Gesù e la vita eterna (Alessandro Cavicchia); alcuni
brani dell’epistolario paolino autentico sul tema
della risurrezione personale: la Prima lettera ai Tessalonicesi
e la Prima lettera ai Corinzi (Andrea Albertin);
testi deutero-paolini che rispondono agli
interrogativi sulla manifestazione storica del male
e devono ribadire la credibilità della parusia di
Cristo, come la Seconda lettera ai Tessalonicesi (Giacomo
Violi) e la Seconda lettera di Pietro, insieme
alla lettera cattolica di Giuda (Michele Mazzeo). Il
confronto con la letteratura apocalittica extrabiblica
proseguirà, invece, con la presentazione degli
Oracoli sibillini (Piero Capelli).
La chiave di volta dell’apocalittica neotestamentaria
è certamente la figura di Cristo, non solo
con la sua predicazione, ma soprattutto con il
paradosso della sua croce e inaudita risurrezione,
che inaugurò anche il tempo dell’attesa del suo ritorno,
stravolgendo così, nei suoi seguaci, il senso
stesso del presente e della storia.
Nell’oggi di un mondo post-moderno e altresì
post-cristiano, che percepisce la temporalità come
– insieme – accelerata e contratta e intravede
diffusi segni della fine, preludio di una catastrofe
imminente, lo sguardo cristiano, pur non negando
la fragilità presente, scorge l’operare silenzioso
e generativo dello Spirito e vede nell’incontro
con Cristo una prospettiva di speranza e compimento
(Antonio Bergamo).
Riscoprire, anche immersi nei segni della fine,
il fine ultimo dell’esistenza umana come essere in
Cristo con Dio: così l’apocalittica cristiana riapre
il senso della storia alla fecondità.
Annalisa Guida





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