Descrizione
L’attenzione prestata alla costituzione Gaudium et spes in occasione del
cinquantesimo del Vaticano II si è collocata in uno spazio che può essere delimitato
da due testi pontifici che ne segnano idealmente gli inizi e la fine.
Inaugurando le celebrazioni anniversarie del concilio così si esprimeva
Benedetto XVI:
«La Chiesa, che ancora in epoca barocca aveva, in senso lato, plasmato il mondo,
a partire dal XIX secolo era entrata in modo sempre più evidente in un rapporto
negativo con l’età moderna, solo allora pienamente iniziata. Le cose dovevano
rimanere così? La Chiesa non poteva compiere un passo positivo nei tempi nuovi?
Dietro l’espressione vaga “mondo di oggi” [huius temporis] vi è la questione del
rapporto con l’età moderna. Per chiarirla sarebbe stato necessario definire meglio
ciò che era essenziale e costitutivo dell’età moderna. Questo non è riuscito nello
“Schema XIII”. Sebbene la Costituzione pastorale esprima molte cose importanti
per la comprensione del “mondo” e dia rilevanti contributi sulla questione dell’etica
cristiana, su questo punto non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale»1.
Commemorando il mezzo secolo trascorso dalla conclusione dei lavori
conciliari, Francesco osservava:
«Oggi, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa vogliamo
anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del concilio
[…]





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