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Servizio della Parola

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COD: 275287 Categoria:

Descrizione

INDICE

editoriale

costellazioni

coordinate

Il respiro dei giorni

Dalla 16a alla 21a domenica ordinaria

16ª domenica ordinaria – 19 luglio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

celebrazione della parola

17ª domenica ordinaria – 26 luglio 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

celebrazione della parola

18ª domenica ordinaria – 2 agosto 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

19ª domenica ordinaria – 9 agosto 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

Assunzione della B.V. Maria – 15 agosto 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

20ª domenica ordinaria – 16 agosto 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

21ª domenica ordinaria – 23 agosto 2026

voci bibliche

variazioni sul tema

celebrazione eucaristica

 

Editoriale

GERMOGLI DI VITA CRISTIANA

Una provocazione dai giovani

di Davide Arcangeli

«Sentinella, quanto resta della notte?» è l’invocazione di speranza del profeta, con lo sguardo rivolto alla luce che si prepara ad apparire. Non possiamo che constatare di trovarci nella notte del nostro cammino ecclesiale, soprattutto di fronte al grande esodo dei giovani italiani dalla fede e dalla partecipazione attiva alla vita comunitaria. Non è solo una questione di linguaggi o di comunicazione adeguata, ma di ascolto: dei loro itinerari di vita, delle loro domande, dei loro desideri – e di come, attraverso tale ascolto, la Parola sia ancora in grado di parlare al loro cuore. Servizio della Parola ha dedicato negli ultimi numeri diversi approfondimenti a esperienze promettenti con i giovani, soprattutto nella forma dei Dossier (che nella nuova versione abbiamo chiamato Costellazioni). È il momento di fare il punto su quanto stiamo raccogliendo. Dalle ricerche condotte dall’Istituto Toniolo e, in particolare, da Paola Bignardi, che da anni collabora con la rivista ed è membro del nostro Direttivo, emerge un quadro netto. I giovani rigettano una proposta di fede moralistica, centrata su un Dio che chiede sacrifici senza fare appello alla loro coscienza e ai loro desideri. Cercano invece un Dio alleato dei loro sogni e del loro modo, unico e originale, di amare. Non li spaventano le esperienze forti; li allontana il sentirsi obbligati a viverle, in nome di un’appartenenza ecclesiale percepita come esteriore, rigida e poco disponibile al dialogo. Sono molto sensibili nel cogliere se un ambiente ecclesiale è onestamente aperto alla ricerca personale, ovunque essa approdi, oppure se nasconde un residuo di marketing vocazionale che blocca le domande più provocatorie. Che cosa chiedono, dunque? Comunità semplici e fraterne, capaci di relazioni profonde e quotidiane: una chiesa- famiglia che osi alleggerirsi del peso gestionale delle strutture pastorali e liberi tempo per loro. Chiedono adulti che, nella loro imperfezione, siano tuttavia in un cammino autentico e sappiano accompagnarli con ascolto e fiducia. Chiedono esperienze che li scuotano nella loro umanità e li orientino alla bellezza della fede – non forme rituali ingessate nel “si è sempre fatto così”. La presenza nei social media conta, ma non sostituisce luoghi concreti di condivisione reale e umanizzante. La questione giovanile, allora, non è un settore della pastorale: chiama in causa tutta la chiesa verso un radicale ripensamento del proprio modo di essere. Le nostre comunità non possono abbandonare le generazioni più anziane, ma dovranno maturare forme più flessibili e aperte, capaci di interagire con i cammini di adolescenti, giovani e adulti che da tempo hanno lasciato – o non hanno mai incontrato – la vita comunitaria. Queste esperienze, inoltre, hanno bisogno di trovarsi dentro una rete di comunione che attraversi le chiese locali e ne arricchisca il tessuto istituzionale. Tutto ciò comporta un pensiero ampio sulla chiesa italiana: sul rinnovamento delle forme parrocchiali, sulla formazione di una leadership pastorale nutrita di tutti i carismi e gli stati di vita, capace di includere, fare rete e accompagnare. In breve, i giovani ci stanno chiedendo a gran voce di uscire da un paradigma formativo astratto, da concezioni rigide che separano morale e vita, teologia e prassi. Ci chiedono di mostrarci non come comunità perfette di adulti, ma come germogli fecondi di vita cristiana, capaci di accompagnare la ricerca personale di ciascuno.

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