In offerta!

Studia Patavina 2023/3

Il prezzo originale era: €11.00.Il prezzo attuale è: €3.30.

COD: 32151248 Categoria:

Descrizione

INDICE

editoriale

Jacques Dupuis (19232023) La controversa eredità di una teologia cristiana

del pluralismo religioso

Gaudenzio Zambon

focus Coscienza e umanità. Fondamenti teorici, fonti antiche,

riflessioni moderne e contemporanee

Introduzione – Alla riscoperta di una “realtà antropologica universale”

Lubomir J. ak

Alle radici della nozione di coscienza nella cultura mediterranea antica: cenni

di analisi e di interpretazione

Ernesto Borghi

Per un’etica della riconoscenza e della restituzione in prospettiva

fenomenologico-trascendentale

Franco Buzzi

Cosa influisce sulla coscienza secondo la psicodinamica e le neuroscienze

Pierluigi Imperatore

La coscienza cristiana dei laici nell’impegno politico, tra storia e spiritualità

Markus Krienke

«Qui sto saldo». Una frase e il suo impatto

Johannes Schilling

Il giudizio della coscienza e la libertà della fede. Il fondamento dell’autocomprensione umana

Dietrich Korsch

La coscienza morale cristiana nel cammino dell’etica ecumenica.

Prospettive di dialogo

Lorenzo Raniero

Prendere coscienza come essere presi. Un cammino di libertà

Sergio Gaburro

ricerche

Il mistero di Maria, figura e simbolo della creazione

Giuseppe Trentin

temi e discussioni

Blaise Pascal fra libertini e post-modernità: sono le Pensées ancora attuali

per l’odierna teologia fondamentale?

Giuseppe Tanzella-Nitti

Come parlare di risurrezione oggi? Spunti di teologia pastorale

Rolando Covi

L’esistenza umana e credente nel globalismo informazionale

Alessandro Scardoni

notiziario

Vita della Facoltà (a.a. 20222023)

Paola Zampieri

libri ricevuti

indice generale 2023

 

EDITORIALE

Jacques Dupuis (1923-2023). La controversa eredità

di una teologia cristiana del pluralismo religioso

Gaudenzio Zambon

 

Negli anni Novanta alcune istituzioni accademiche ecclesiastiche e civili di

Padova e di altre città del Triveneto hanno avuto l’onore di conoscere padre

Jacques Dupuis come conferenziere su temi riguardanti il dialogo interreligioso.

In occasione del centenario della sua nascita (Charleroi, 5 dicembre

1923) ricordare la sua figura, oltre a omaggiarne la memoria, può utilmente

risvegliare l’interesse, lo studio e la ricerca sul dialogo interreligioso.

Il gesuita p. Dupuis è stato uno dei teologi piú famosi al mondo, esperto

di cristologia interreligiosa e di teologia delle religioni, e figura di

spicco nel mondo accademico internazionale messa in discussione dalla

Congregazione per la Dottrina della fede (il “caso-Dupuis”) guidata dal

card. Joseph Ratzinger a motivo della sua visione positiva della pluralità

delle fedi; oggi viene collocato tra i giganti dalle cui spalle possiamo guardare

alla teologia del futuro1. Il suo cammino teologico è stato segnato da

una intensa attività accademica a Kurseong, a Delhi (India) e a Roma, dove

si trovò a vivere in un clima di sospetto, iniziato con la critica radicale alla

sua opera Verso una teologia del pluralismo religioso (Queriniana 1997) da parte

del teologo milanese Inos Biffi pubblicata in Avvenire il 14 aprile 1998: «Le

affermazioni fondamentali, che guidano tutto il volume e lo concludono, ci

sembrano inaccettabili non solo dal punto di vista teologico, ma anche dal

profilo della vita cristiana»; «Crediamo che la teologia “cristiana” del pluralismo

religioso debba seguire un’altra strada» (p. 20). La Congregazione per

la Dottrina della fede nell’agosto 2000 pubblicava la dichiarazione Dominus

Iesus, uno dei piú criticati documenti degli ultimi decenni, e il 24 gennaio

2001 emetteva una Notificazione a proposito del libro del p. Jacques Dupuis

nella quale veniva affermato: «Nel libro sono contenute notevoli ambiguità

e difficoltà su punti dottrinali di rilevante portata, che possono condurre

il lettore a opinioni erronee o pericolose». Dinanzi a tali accuse la prima

reazione provata da Dupuis fu di «profonda angoscia, mista a un senso di rivolta

»2. Avvertí un senso di desolazione e solitudine per essere stato criticato

su ciò a cui aveva dedicato gran parte della sua vita; a nulla erano valse le

due memorie del 1998 e del 1999 (pp. 188+60) inviate alla Congregazione

come risposta alle accuse, prima della Notificazione del 2001. Egli stesso

confidò di avere vissuto due periodi di crisi: nel 1984 con il trasferimento

da Delhi – dove talvolta era accusato di essere un reazionario – a Roma,

dove invece era visto come un teologo progressista estremista; e nel 1998

quando divenne “il caso Dupuis”. Se Congar si sentí un “uomo spezzato” a

causa della proibizione di insegnare, Dupuis invece temette una “scissione

di personalità” e una “perdita del suo senso di identità” per le tante valutazioni

contradditorie del suo essere e delle sue pubblicazioni3. Negli ultimi

anni tentò in tutti i modi di chiarire le sue posizioni e avrebbe desiderato

un colloquio personale con la Congregazione per la Dottrina della fede che

invece utilizzò una procedura che «sembrava una caricatura della giustizia»4.

Ciò nonostante rimase un uomo di profonda fede in Gesú Cristo, mantenne

il suo sorriso ironico e nel contempo dolente, segno di una profonda

amarezza che lo portò a isolarsi anche dai suoi confratelli fino alla morte,

il 28 dicembre 2004, quando «depresso per le accuse di eresia»5, si accasciò

nella mensa della Università Gregoriana, a causa di un malore improvviso.

William R. Burrows, redattore presso la Orbis Books (New York), definisce

Dupuis un “revisionista conservatore” perché pone la massima attenzione

alla Scrittura, alla Tradizione e ai documenti del Magistero con un

occhio rivolto all’azione di Cristo e dello Spirito nelle religioni del mondo

allo scopo di “liberare uno spazio” per un dialogo serio e autentico6. Luigi

Sartori invece offrendo un approccio piú narrativo, nella Prefazione al libro

di Dupuis Il cristianesimo e le religioni. Dallo scontro all’incontro (Queriniana

2001), scrive: «Dovremmo gioire per gli aiuti che studiosi di seria competenza

offrono all’incontro, oggi cosí urgente e decisivo, del cristianesimo

con le religioni mondiali; soprattutto se provengono da chi dispone di una

lunga esperienza di ‘convivenza’, e cioè di vissuta testimonianza missionaria,

all’interno di quegli ‘universi lontani’»7.

Anche l’istruzione Dialogo e annuncio (1991), di cui Dupuis fu il principale

estensore, dice che tra le forme di dialogo interreligioso la prima

forma è quella della vita, dello spirito di apertura e di buon vicinato tra

le persone (Dialogo e annuncio, n. 42 a). Senza i 36 anni vissuti in India

non si può comprendere la struttura e la prospettiva che Dupuis diede al

suo pensiero teologico, la sua visione sulla missione evangelizzatrice della

chiesa. L’attività accademica e gli impegni formativi vissuti a Kurseong e a

Delhi, l’assistenza spirituale dei profughi tibetani, la collaborazione con l’episcopato

locale per l’inculturazione del vangelo nella valorizzazione delle

tradizioni religiose locali, l’elaborazione con un gruppo di persone di un

“ordinario della messa” per l’India e di tre volumi di seconde letture alternative

per l’ufficio delle letture, selezionate tra le sacre Scritture dell’India,

lo condussero a elaborare criteri inclusivi per un’interpretazione cristiana

aperta, capace di evocare i semi del verbo presenti nelle diverse tradizioni […]

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Studia Patavina 2023/3”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *