Descrizione
Accolta l’immagine della Gerusalemme come porta
d’accesso al disegno di Dio per l’umanità, l’Autrice
invita ad accendere la luce interiore, quella della ragione,
dello spirito e dell’amore per ritrovare la chiave
perduta nel silenzio di Dio. Carlo Maria Martini,
gesuita, biblista, ex-cardinale della diocesi di Milano,
grande amico di Israele e assiduo esponente del
dialogo ebraico-cristiano, sarà di guida in questa
scoperta e donerà la chiave che si sta cercando.
L’intera città di Gerusalemme è come una porta, la cui chiave
è smarrita nel silenzio di Dio. Accendiamo tutte le luci,
invochiamo tutti i Santi, pur di ritrovare la chiave.
Accendiamo la luce interiore, quella della nostra ragione,
del nostro spirito, del nostro vivo desiderio
dell’Altissimo. Cerchiamo questa chiave.
Oggi, noi qui riuniti, per poterlo fare dobbiamo
pensarci tutti profeti e lasciar soffiare in noi lo Spirito
Santo.
Per quale ragione? Perché nella Torah non è mai presente
il nome di Jerushalaim, mentre solamente il linguaggio profetico
lo conosce.
Ne consegue che, come afferma A. Heschel, «…solo i profeti
possono parlare di Jerushalaim»2.
Lasciamo che ci venga incontro:
Jerushalaim [è il] misterioso punto d’incontro tra tempo e
eternità […] punto dello spazio e del tempo dove Dio si è
reso presente nella storia3.
Vertice della mia e nostra gioia perché, come afferma Giovanni
Paolo II:
Per noi cristiani Gerusalemme rappresenta il punto geografico
della tangenza fra Dio e l’uomo, fra l’eterno e la storia…4.
Città santa e città bellissima, come tramanda il Talmud:
Dieci misure di bellezza scesero nel mondo; nove le prese Gerusalemme
e una il mondo intero; non c’è una bellezza come
quella di Gerusalemme (Qiddushin 49b).
Bellezza ma anche incavo di grande dolore:
Dieci parti di sofferenze sono nel mondo, nove a Gerusalemme
e una in tutto il resto del mondo; dieci parti di eroismo,
nove in Giudea e una in tutto il resto del mondo5.
Salgo e saliamo a Jerushalaim per santificarla «cioè amare
il prossimo Kamokha: perché è il tuo te stesso»6 e farlo diventa
«il luogo di una petiha (apertura; così anche in arabo) che permette
la comunicazione, il passaggio verso l’altro in un gesto di
accoglienza»7.
Jerushalaim: «La santa, città dell’acqua e della pietra»8.
Afferma lo scrittore A. Jehoshua:
Ci sono stato e ho imparato a conoscere quell’utero di pietra
da cui siamo usciti9.
Un Padre della Chiesa dei nostri tempi, padre Carlo Maria
Martini10, gesuita, biblista, Cardinale della diocesi di Milano,
grande amico di Israele e assiduo esponente del dialogo
ebraico-cristiano, ci sarà di guida in questa scoperta e ci donerà
la chiave che stiamo cercando.
Carlo Maria Martini11 volle, fra le domande drammatiche
e ineludibili che intessono la vita di ciascuno, affrontarne una
specifica:
[…] tu, che dici di Gerusalemme? In che rapporto ti senti
con Gerusalemme? (GS 18).
Egli non si pose su di un piano astratto, curioso intellettualmente,
ma su quello di una certezza di fede, quello della
priorità nel disegno di Dio e del ruolo che
[…] a Israele è affidato nel piano divino di salvezza: si tratta
di un compito teologico di primaria importanza12.
Senza Israele infatti non esiste un disegno di Dio per l’umanità.
Bisogna che noi cristiani consideriamo con chiarezza una
realtà capitale:
[…] un ritardo che ci deve pesare molto è il non aver considerato
vitale la nostra relazione con il popolo ebraico. La Chiesa,
ciascuno di noi, le nostre comunità, non possono capirsi
e definirsi se non in relazione alle radici sante della nostra
fede, e quindi al significato del popolo ebraico nella storia,
alla sua missione e alla sua chiamata permanente (PO 79).
[…]





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