Descrizione
Introduzione
La categoria «segni dei tempi» può ben dirsi una delle più paradigmatiche
tra quelle che, nel comune sentire, hanno incarnato lo spirito del concilio
ecumenico Vaticano II1. È noto e ben documentato da tutta la letteratura2
come Giovanni XXIII, convocando il concilio3, lo avesse pensato secondo una
prospettiva pastorale, come un momento, cioè, in cui la chiesa avrebbe potuto
intraprendere quella necessaria operazione di aggiornamento di cui si sentiva
tanto bisogno. L’idea del papa, in altre parole, era quella di assumere in senso
propositivo l’esito del confronto tra la fede cristiana e quelle ideologie che ebbero
nei lumi del XVIII secolo i loro natali e nell’altro, che poi sarà detto «breve»4,
l’apice della loro diffusione.
Tali rilievi giustificano la necessità di approfondire lo studio della summenzionata
espressione, soprattutto in considerazione del fatto che, a fronte della fortuna poi
incontrata, già ad una prima e corsiva lettura si può scoprire come essa compaia
solo in pochi passi del magistero conciliare. Si tratta, allora, di capire cosa, con
essa, il concilio abbia voluto esprimere realmente, e dunque anche di vedere se
le successive interpretazioni, che ne fecero una delle categorie ermeneutiche per
eccellenza5, trovino effettivamente corrispondenza con ciò che l’assise ecumenica
intese fare usandola. D’altronde è ben documentabile come l’espressione «segni
dei tempi», successivamente al termine del concilio, sia stata utilizzata nella
riflessione teologica quasi acriticamente e spesso enfatizzandone la portata.
In particolare i motivi del suo successo possono essere ricondotti a due “postulati”,
di cui il nostro studio vuole indagare la fondatezza: 1) che tale espressione, di
matrice biblica, trovi ampia attestazione nella Sacra Scrittura e che 2) sia presente
in maniera altrettanto importante nel magistero di Giovanni XXIII, che per primo
la introdusse e dal quale il concilio la mutuò6. Questi presupposti hanno, invece,
necessità, per dirla con San Paolo, di essere passati al vaglio di una accurata indagine,
così da trattenere ciò che realmente ha valore7: in altri termini se «segni dei tempi»
è categoria veramente indicativa dello spirito del concilio, occorre comprendere bene
e previamente in che senso lo sia, al di là di ogni stereotipata lettura8. Con il presente
studio, pertanto, non intendiamo compiere un’indagine sistematica dell’utilizzo conciliare
di questo concetto ma solamente limitarci al indagarne l’emergere, cercandone le linee
genetiche prima nella Sacra Scrittura (1) e poi vedendo le modalità con le quali papa
Roncalli lo ha assunto nel suo magistero (2).
1. «Segni dei tempi» nella Bibbia
L’espressione «segni dei tempi» compare, letteralmente, solo tre volte nella Bibbia,
segnatamente due, in Sir 42,18 e 43,6, e una nel Nuovo Testamento, in Mt (16,3; cfr.
anche Lc 12,56). Come si può ben capire dall’esiguità del suo utilizzo non siamo di
fronte ad una categoria biblica di primissimo piano: certamente se cercassimo il solo
termine «segni» o l’altro «tempi» ci troveremmo di fronte a ben altri numeri. Ma
questo, probabilmente, non ci aiuterebbe, almeno all’inizio, a focalizzare il significato preciso
[…]





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