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Dalla Bibbia al concilio. La categoria «segni dei tempi» nel magistero di Giovanni XXIII

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COD: 6774071 Categoria:

Descrizione

Introduzione

La categoria «segni dei tempi» può ben dirsi una delle più paradigmatiche

tra quelle che, nel comune sentire, hanno incarnato lo spirito del concilio

ecumenico Vaticano II1. È noto e ben documentato da tutta la letteratura2

come Giovanni XXIII, convocando il concilio3, lo avesse pensato secondo una

prospettiva pastorale, come un momento, cioè, in cui la chiesa avrebbe potuto

intraprendere quella necessaria operazione di aggiornamento di cui si sentiva

tanto bisogno. L’idea del papa, in altre parole, era quella di assumere in senso

propositivo l’esito del confronto tra la fede cristiana e quelle ideologie che ebbero

nei lumi del XVIII secolo i loro natali e nell’altro, che poi sarà detto «breve»4,

l’apice della loro diffusione.

Tali rilievi giustificano la necessità di approfondire lo studio della summenzionata

espressione, soprattutto in considerazione del fatto che, a fronte della fortuna poi

incontrata, già ad una prima e corsiva lettura si può scoprire come essa compaia

solo in pochi passi del magistero conciliare. Si tratta, allora, di capire cosa, con

essa, il concilio abbia voluto esprimere realmente, e dunque anche di vedere se

le successive interpretazioni, che ne fecero una delle categorie ermeneutiche per

eccellenza5, trovino effettivamente corrispondenza con ciò che l’assise ecumenica

intese fare usandola. D’altronde è ben documentabile come l’espressione «segni

dei tempi», successivamente al termine del concilio, sia stata utilizzata nella

riflessione teologica quasi acriticamente e spesso enfatizzandone la portata.

In particolare i motivi del suo successo possono essere ricondotti a due “postulati”,

di cui il nostro studio vuole indagare la fondatezza: 1) che tale espressione, di

matrice biblica, trovi ampia attestazione nella Sacra Scrittura e che 2) sia presente

in maniera altrettanto importante nel magistero di Giovanni XXIII, che per primo

la introdusse e dal quale il concilio la mutuò6. Questi presupposti hanno, invece,

necessità, per dirla con San Paolo, di essere passati al vaglio di una accurata indagine,

così da trattenere ciò che realmente ha valore7: in altri termini se «segni dei tempi»

è categoria veramente indicativa dello spirito del concilio, occorre comprendere bene

e previamente in che senso lo sia, al di là di ogni stereotipata lettura8. Con il presente

studio, pertanto, non intendiamo compiere un’indagine sistematica dell’utilizzo conciliare

di questo concetto ma solamente limitarci al indagarne l’emergere, cercandone le linee

genetiche prima nella Sacra Scrittura (1) e poi vedendo le modalità con le quali papa

Roncalli lo ha assunto nel suo magistero (2).

 

1. «Segni dei tempi» nella Bibbia

L’espressione «segni dei tempi» compare, letteralmente, solo tre volte nella Bibbia,

segnatamente due, in Sir 42,18 e 43,6, e una nel Nuovo Testamento, in Mt (16,3; cfr.

anche Lc 12,56). Come si può ben capire dall’esiguità del suo utilizzo non siamo di

fronte ad una categoria biblica di primissimo piano: certamente se cercassimo il solo

termine «segni» o l’altro «tempi» ci troveremmo di fronte a ben altri numeri. Ma

questo, probabilmente, non ci aiuterebbe, almeno all’inizio, a focalizzare il significato preciso

[…]

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