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Rivista di Pastorale Liturgica

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COD: 788106 Categoria:

Descrizione

SOMMARIO

Editoriale

2 Daniele Piazzi

Marialis cultus: cinquant’anni

portati (quasi) bene

Studi

5 Corrado Maggioni

Marialis cultus alla prova della storia

10 L uigi Fioriti

Il culto mariano tra Oriente e Occidente

16 Pawel Andrzej Gajewski

Colei che magnifica il Signore

21 Maurizio Barba

Il Messale mariano

27 Claudio Doglio

Il Lezionario mariano

32 L iborio Lauricella Ninotta

Iconografia mariana: alla ricerca del volto

39 Domenico Cravero

Il significato della figura archetipale materna.

Come ha influito e influisce

sulla pratica della chiesa

44 Bruno Baratto

Santa Maria: devozione popolare

e provocazioni ecclesiali

49 L inda Pocher

«Salvate la Madre di Gesù».

Il contributo delle teologhe femministe

al rinnovamento post-conciliare

della mariologia

Formazione

54 A lessandro Deho’

L’eco del genuinamente umano

2. Maria, donna del coraggio

59 N orberto Valli

Spes non confundit

2. Varcare la porta

Asterischi

64 U baldo Cortoni

Maria nell’eucologia cristiana

70 Segnalazioni

 

EDITORIALE

Daniele Piazzi

Marialis cultus: cinquant’anni portati (quasi) bene

Sono da poco trascorsi i cinquant’anni dall’uscita, il 2 febbraio 1974, dell’esortazione apostolica Marialis cultus di Paolo VI. Il documento era – ed è ancora – interessante: fu un passo in avanti nella riflessione sulla teologia, sulla prassi liturgica e sulla devozione popolare mariana. Fu un serio approfondimento del concilio, che aveva riposizionato la mariologia (Lumen gentium) e la prassi del culto mariano (Sacrosanctum concilium). In questo numero ci chiederemo: chi è Maria nella pratica liturgica cristiana? Che cosa c’è di tipico che la scienza liturgica può offrire alla mariologia? E che cosa la prassi celebrativa e la devozione popolare possono reciprocamente dirsi? Lasciando che il lettore percorra da solo la ricca riflessione proposta da articolo in articolo, quasi di tappa in tappa, mi permetto di scrivere pensieri (o interrogativi) sparsi, a mo’ di introduzione dalla prospettiva più pastorale che “accademica”. Chiedo venia al lettore, perché lo stile letterario è volutamente dissacrante. Chi è “innamorato” perdutamente di mamma Maria, salti l’editoriale e passi subito al primo contributo. Primo pensiero ad alta voce. Non c’è mese che non abbia una solennità, una festa, una memoria mariana o condivisa con il Figlio. L’antica prassi di celebrare “santa Maria in sabato” consente in alcuni tempi dell’anno di farne memoria settimanalmente. Ogni giorno la preghiera eucaristica e le antifone di compieta rendono Maria figura materna sempre presente. È davvero necessario allora tornare a riempire di memorie mariane il calendario, dove il nome di Maria si arricchisce (o appesantisce) di genitivi di specificazione: di Lourdes, di Fatima, di Guadalupe, di Loreto, di Pompei, di Caravaggio, della fontana, del miracolo, della salute, della mercede…? Non sarebbe più opportuno lasciare questi titoli nelle litanie più che nel calendario? Forse il richiamo conciliare alla semplicità e sobrietà dovrebbe riguardare anche il culto mariano e tornare al sobrio calendario sia del Missale del 1570, sia del Missale del 1970. Secondo pensiero ad alta voce. Il ricco linguaggio liturgico che racconta Maria è intriso di alta poesia, immagini, rimandi e allusioni bibliche, citazioni teologiche, patristiche e medievali; qua e là ingloba emozioni devozionali. Sarebbe, inoltre, interessante un sondaggio di come “si dice” Maria passando dalle omelie dei vescovi a Radio Maria. Se le orazioni finiscono con Per Cristo nostro Signore, il 90% delle omelie del magistero va a finire Per intercessione della santa vergine Maria… Proviamo a farne leggere qualche passaggio, non dico a un/una adolescente o giovane dei centri sociali, ma a un/a nostro/a ministrante o animatore: ci capirà qualcosa o, meglio, ricaverà qualcosa per irrobustire la sua personalità cristiana? Terzo pensiero ad alta voce. Come si canta, come si “dipinge” e, quindi, come si “immagina” Maria? Anche l’ex praticante ha nel suo immaginario quadri e statue di Maria e forse anche canti popolari o, visto che siamo già alla seconda generazione che non va più a messa, anche un paio di canti mariani in voga dagli anni Settanta ai Novanta del secolo scorso, che hanno tentato di scalzare il repertorio del primo Novecento. Qual è l’immagine di Maria che la “traduce” meglio ai nostri contemporanei: quella delle icone orientali, comune ai grandi cicli pittorici fino al Duecento? Quella realistica e gradualmente senza bambino in braccio dall’età moderna ad oggi? Quella edulcorata e angelicata delle immaginette? Quella di certa una arte contemporanea che arriva a scolpirla come una giovane donna con il pancione? Quarto pensiero ad alta voce. Si dice da più parti che il clero dal concilio in poi ha snobbato la pietà popolare, culto mariano e rosario compresi. È verosimile. Però, il mio punto di osservazione da una diocesi lombarda con quattro santuari mariani, praticamente diocesani, e una decina di parrocchiali, ha quasi mantenuto in tutte le parrocchie il rosario prima della messa e a denti stretti il mese mariano di maggio e persino processioni della Madonna del rosario. Non sono diminuiti i rosari, ma i “rosarianti”. Senza nulla togliere alla pietà popolare, mi domando: è una risposta di spiritualità davvero utile per tutti o la storia degli ultimi decenni ci dice che, sempre più personalizzata e regionalizzata, tiene nei santuari, ma non attrae più il praticante medio occidentale? Quinto pensiero ad alta voce. Ecclesiologia e mariologia: conflittuali o complementari? Una massima penso patristica (non ricordo dove l’ho letta) dice che: quel che si enuncia in particolare della chiesa lo si può dire in generale di Maria e viceversa. Ho però una personalissima impressione che qua e là si stia esagerando. Alludo semplicemente alla discussione di nicchia: principio petrino e principio mariano… Mi sa di alibi: così il clero mantiene il suo posto e le donne ricevono una grande dignità… parallela, che non si mescola con l’altra. Riflessione da non eludere, perché adesso anche le donne possono essere istituite lettrici, accolite, catechiste. Sesto pensiero ad alta voce. Noi (cattolici), gli altri (cristiani) e gli altri ancora (non credenti). Il culto e la devozione cattolica mi sembra una via di mezzo (quando equilibrata) tra il presenzialismo mariano dell’Oriente e il negazionismo delle chiese evangeliche e riformate. Come colmare la distanza? Ancora più urgente è la comunicazione con i non credenti (o i “lontani/ allontanati”). Come ridire: maternità divina, verginità prius ac posterius, intercessione, apparizioni, segreti di Fatima e di Meugorje… donna, femminilità, maternità?

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