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Rivista di Pastorale Liturgica

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Descrizione

EDITORIALE

Partecipazione attiva: vexata quaestio, ma da qui inizia il percorso di riflessione di RPL nel cinquantesimo del concilio e della rivista. In apertura del fascicolo, commentando SC 14, G. Cavagnoli annota: «Se il singolo, di natura sua, è un ‘essere per’, è chiaro che, nella celebrazione, deve esplicitare questa sua natura, questo suo diritto/ dovere, per dirla con Sacrosanctum Concilium. Altrimenti arrischia fortemente di calpestare i suoi stessi diritti e di venire meno ai suoi fondamentali doveri». E. Mazza rivede il concetto di partecipazione espresso dalle riforme liturgiche (dimenticate) di Pio X e Pio XII e ci aiuta a capirne la portata in Sacrosanctum Concilium alla luce delle fonti liturgiche antiche. E dopo il concilio? I documenti del Vaticano II successivi a Sacrosanctum Concilium e i principali documenti magisteriali confermano una sostanziale recezione della dottrina della partecipazione con approfondimenti del fondamento su cui essa poggia: il sacerdozio comune dei fedeli, nonché collocata nella cornice più ampia dell’intera esistenza del credente come ‘culto spirituale’; ci sono stati anche dei chiarimenti autorevoli sul concetto di partecipazione interna/esterna (M. Augé). I. De Sandre ci rende consapevoli dei fenomeni di partecipazione intra ed extra ecclesiali che hanno segnato società e chiesa dal concilio a oggi: il ’68, la questione femminile, aggregazioni e movimenti ecclesiali, grandi celebrazioni di massa, fino alle nuove tecnologie che sono realtà relazionali tecnologicamente assistite e che stanno creando un nuovo modo di approcciarsi anche alla preghiera e alla liturgia. Qual è il fondamento teologico della participatio? Il concilio lo trova, oltre che nel sacerdozio battesimale, nella natura stessa della liturgia. M. Gallo argomenta dicendo che il popolo di Dio integrale, partecipando, vive la liturgia non come ‘ciò che si fa’, ma come ‘ciò a cui si partecipa’, ‘lasciandosi fare’, ‘lasciandosi agire’, ‘patendo’.

Nel parlare di formazione liturgica è necessario, scrive G. Venturi, riferirsi a un determinato rito; nel nostro caso, al rito proposto dalla riforma voluta dal Vaticano II, che ha sottolineato la necessità della formazione. Essa non va vista solo come acquisizione di una competenza o di una spiritualità che si consuma all’interno della celebrazione; essa porta alla vita. Quasi riprendendo la conclusione del contributo di Venturi, A. Grillo osserva che l’attuale fase di applicazione della riforma liturgica sperimenta la difficoltà di un ‘cambio di passo’: la partecipazione attiva deve tradursi in una ars celebrandi che coinvolge presidenza, ministeri e assemblea. In mancanza di ciò riprendono fiato le posizioni chiuse a ogni vera partecipazione, come il tradizionalismo e il ritualismo. Per ricordare i 50 anni di RPL, la sezione Reprint riediterà un articolo ripreso dai primi decenni della rivista. Seguiranno le schede utili per la formazione liturgica: una proposta di catechesi per adulti sul tema di ogni numero proposta da A. Mastantuono; una scheda per l’animazione del gruppo dei ministranti (M. Chiesa) e un’altra per la preparazione dei lettori (M. Baldacci).

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